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Rimini medioevale ed i Malatesta

palazzo arengoù.jpgDopo il 1000 d.C. vi fu un nuovo impulso dell'economia ed una rinascita sia per Rimini che per l'Italia intera. Nel XII secolo Rimini divenne "libero comune", grazie al diploma firmato da Federico Barbarossa.

Nel 1204 viene costruito il Palazzo dell'Arengo, che si affaccia su Piazza Cavour, restaurato e rimaneggiato varie volte nel corso dei secoli, l'ultima delle quali nel 1920 e presso cui all'epoca si riuniva il Gran Consiglio nonché, fino al 1980, le sedute del Consiglio Comunale. 

Dal 1600 al 1800 la sala venne anche utilizzata come proscenio teatrale e vi si trova una iscrizione testimoniante la presenza di un giovane Carlo Goldoni  in Rimini. Nel portico del Palazzo dell'Arengo si riunivano i Notai che amministravano al giustizia. All'interno del Palazzo si trovano preziosi arazzi ritraenti Semiramide e Salomone.

In epoca medievale la piazza Cavour divenne il fulcro della città e nel 1330 venne eretta l'abitazione del Podestà di fianco al Palazzo dell'Arengo che si estendeva sul retro ove si trovava la cattedrale di santa Colomba, di cui ora residua unicamente una parte di torre campanaria. 

Fu la prima cattedrale riminese edificata nel IV secolo per volere del Vescovo di Rimini Stemmio. Il museo conserva alcune ricostruzioni dello splendido portale medioevale. Il Palazzo del Podestà ha poi subito un consistente restauro negli anni '20, con inserzioni di arcate ogivali mutuate dall'antica fontana retrostante.

Nel 1200-1300 la città, delimitata dalle mura, è divisa in 4 rioni: Santa Colomba, Pomposo, Sant'Andrea, Clodio. In Rimini si trovavano inoltre svariati ordini monastici (ordini mendicanti, frati di San Francesco, e di Sant'Agostino) e ben 18 ospedali.

CHIESA_SANT_AGOSTINO.jpgDi particolare pregio è la Chiesa di sant'Agostino, ove in epoca medioevale si stabilirono i frati agostiniani. L'attuale decorazione della chiesa è di epoca barocca, benché i fianchi esterni, l'apside ed il campanile ne testimoniano il chiaro stampo medioevale.

All'interno della chiesa si trovano alte rappresentazioni della scuola pittorica riminese, fra cui gli affreschi (celati per molto tempo e scoperti in occasione del terremoto del 1916) dello Zangolo, definito il "Maestro di Sant'Agostino" ad attivo fra la fine del '200 ed i primi decenni del '300 con i suoi fratelli Giovanni e Giuliano da Rimini.

Vi sono poi affreschi ritraenti le storie di San Giovanni evangelista tratte dalla leggenda Aurea, fra cui di grande rilievo è il martirio di Giovanni che esce dall'olio bollente. Vi si trova inoltre un affresco raffigurante un terremoto e ciò fa ritenere che con ogni probabilità il pittore assistette al terremoto che squassò Rimini nel 1308.

Di grande pregio è il bellissimo affresco del Giudizio Universale, opera di Giovanni da Rimini, che sovrastava la cappella maggiore si trova oggi nella omonima sala del museo: vi si trovano gli Apostoli, il cristo giudicante con i dannati ed i salvati. Lo stesso autore dipinse anche il Polittico, che qualche tempo fa è ritornato in patria, acquistato dalla Fondazione Ca.Rim. a Londra dal Duca di Northfog ed ora conservato al museo. La repentina scomparsa dei Maestri, forse a causa della peste nera che sterminò i 2/3 della popolazione riminese nel 1348, diede anche termine alla Scuola Riminese.

Sigismondo_Pandolfo_Malatesta_-_Piero_della_Francesca.jpg

Il rapporto fra Rimini ed i Malatesta è di lunga data: nel 1239 Malatesta della Penna fu Podestà della città, abitando già in quello che fu il nucleo del castello di Sigismondo Malatesta. A suo figlio, Malatesta da Verucchio che Dante chiama Mastin Vecchio si deve di fatto l'inizio della signoria Malatestiana nel 1295. Sopravvisse alla tragedia che colpì i suoi figli: Giovanni, detto Gianciotto perché zoppo uccise sua moglie, Francesca da Polenta ed il fratello Paolo, di lei amante. L'eterna storia di Paolo e Francesca, ritratta da Dante nella Divina Commedia, si consumò nel 1283 a Rimini nella casa malatestiana. Ai Malatesta si deve la sistemazione del porto, regolarizzando la foce del Marecchia, fiume principale della Romagna.

Alla metà del '400 fu Sigismondo Pandolfo (ritratto nella foto superiore dal celeberrimo pittore Piero della Francesca) che a 16 anni si ritrovò Signore di Rimini, combattendo al soldo di Firenze, Milano e del Papa, guidando a Venezia la crociata contro i Turchi. Si circondò a corte di artisti e si sposò 3 volte: con Ginevra, Polissena, figlia naturale di Francesco Sforza, e con Isotta degli Atti. A 20 anni volle ristrutturare il Castel Sismondo, grazie anche a Filippo Brunelleschi, ove si trovavano libri preziosi, gioielli, suppellettili di ogni tipo, quadri, antichità, maioliche, armi, stendardi.

duomo.jpgSigismondo volle costruire il Tempio malatestiano a celebrazione del suo casato e nel 1449 incaricò Matteo De Pasti di ripensare l'interno della chiesa di San Francesco ed a Leon Battista Alberti gli esterni.

L'Alberti ideò un esterno in marmo e pietra d'istria che richiama l'architettura dell'Arco d'Augusto e racchiude la chiesa come in uno scrigno.

L'interno del Tempio è leggiadro e gioioso, vi si trova la cappella di Isotta, la cappella dei Pianeti, i segni zodiacali. Vi sono poi le 18 formelle della Cappella dei giochi infantili. Il tempio è impreziosito dai magici affreschi "di profilo" di Piero della Francesca che ritraggono Sigismondo Malatesta davanti a San Sigismondo e dal meraviglioso crocefisso di Giotto, collocato dietro l'altare.

Proprio la presenza di Giotto inella Rimini del medioevo è stata la ragione della nascita della scuola pittorica riminese, di notevoli influenze giottesche, cui brillanti lasciti sono collocati nella chiesa di Sant'Agostino.

Nel tempio Malatestiano vi è poi una pietà scolpita nel 15 secolo dal tedesco detto Maestro di Rimini, cui i riminesi chiedono la grazia della pioggia in siccità od il ritorno del sole; vi si fermò anche San Carlo Borromeo e Pio VII la incoronò. La cappella è stata rimaneggiata nel '800. Il tempio è tuttavia rimasto incompleto, privo di una cappella simile al Pantheon. Le spoglie di Sigismondo riposano nel Tempio.

Il Duomo ed il convento francescano accanto furono duramente colpiti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il Duomo fu ricostruito e, dal 2002, denominato Basilica Minore. Il Convento non fu ricostruito, ma l'importante affresco ivi esistente, l'Ultima Cena, fu trasportato nel museo, che ospita anche la Pietà di Giovanni Bellini. Pandolfo IV chiude l'epoca dei Malatesta, contro di lui nel 1498 scoppiò la Congiura degli Adimari, alla quale a stento sopravvisse.

Il Pandolfo vendette Rimini a Cesare Borgia, detto il Valentino, nel 1500 e poi la vendette a Venezia nel 1503 a cui Rimini rimase sottoposta fino al 1527, anno in cui fu sottoposta, fino al  1860, allo Stato Pontificio, salvo la parentesi Napoleonica fra la fine '700 e gli inizi '800.

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